Fidel Castro una vita tra rivoluzione, dittatura e resistenza agli Stati Uniti


FIDEL CASTROFidel Castro, l’ex Presidente cubano è morto stanotte a 90 anni (gli anni li aveva compiuti lo scorso 13 agosto). Ad annunciarlo suo fratello Raúl, attuale Presidente di Cuba. Castro è stato una delle personalità più importanti del Novecento: è stato primo ministro dal 1959 al 1976, e poi Presidente fino al 2008. Leader incontrastato di Cuba è stato colui che nel Novecento ha detenuto il potere per più tempo dopo la Regina Elisabetta II. Con la sua morte terminano 60 anni di storia cominciati nel 1956 quando, con un gruppo di rivoluzionari giunti dal Messico, Castro approdò sull’isola per organizzare la guerriglia che rovesciò, nel 1959, la dittatura di Fulgencio Batista.

Tutto partì qualche anno dopo la Laurea in legge, quando Castro si candidò alle presidenziali, progetto subito deluso per il colpo di stato del 10 marzo 1953 di Fulgencio Batista. La sua risposta fu l’attacco alla Caserma della Moncada, il 26 luglio 1953. Per Fidel fu una catastrofe: i ribelli furono catturati e alcuni di loro fucilati. Castro fu condannato a 15 anni di prigione. Dopo il carcere, andò in esilio prima negli Stati Uniti e poi in Messico dove conobbe Ernesto Guevara. Ed è proprio insieme al Che e ad altri 79 volontari che Castro nel’56 sbarcò a Cuba. Il gruppo venne decimato dalle truppe di Batista, in 21 riuscirono a salvarsi, e dopo due anni di guerriglia il governo Batista venne rovesciato il 1 gennaio 1959.

Castro portò Cuba fuori dall’influenza politico-economica degli Stati Uniti, dopo aver smantellato l’esercito tradizionale e aver nazionalizzato le terre e le raffinerie, che erano di proprietà di aziende americane. Fu soprannominato Líder Máximo (cioè “Condottiero Supremo”) da quando, nel 1961, sventò un tentativo degli Stati Uniti di mettere fine al suo governo con la famosa invasione fallita della baia dei Porci, dopo la quale quale i rapporti tra Cuba e Stati Uniti si interruppero e Cuba cominciò a ricevere aiuti economici e militari dall’Unione Sovietica. Castro trasformò l’Isola in uno degli Stati protagonisti della Guerra fredda: durante la cosiddetta “crisi dei missili” del 1962, ci fu il momento di massima tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che schierò sull’isola i suoi missili nucleari dopo un fallito tentativo di invasione degli americani.

Fra il 1963 e il 1964, con due viaggi a Mosca, Castro strinse  l’alleanza con l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia che collochò definitivamente Cuba nell’orbita dei Paesi socialisti. Il primo effetto fu il dissenso con Che Guevara che deluso (la sua opinione era che l’UnioneSovietica fosse una potenza imperialista come gli Stati Uniti) si allontanò progressivamente dal gruppo dirigente cubano fino all’assassinio in Bolivia nell’ottobre del 1967.

L’Unione Sovietica investì miliardi per conservare il presidio strategico di Cuba a 90 miglia dagli Stati Uniti e per Castro furono anni abbastanza dorati per la qualità del suo socialismo. Il momento più critico degli anni “sovietici” fu nell’aprile del 1980 con “l’esodo del Mariel” (per il nome del porto) quando migliaia di cubani raggiunsero gli Stati Uniti grazie ad un accordo con il Presidente Carter dopo giorni di proteste nelle strade dell’Avana. Poi le cose filarono lisce fino al 1989.

Con gli anni Novanta iniziò il periodo più travagliato per Cuba perchè Mosca interruppe i finanziamenti e l’economia crollò portando il Paese in una drammatica  carestia. L’ultimo fenomeno degli anni Novanta furono  i “balseros” in fuga verso la Florida sulle zattere, disperati e spinti dalla fame. Così per salvarsi Cuba spalancò le porte al turismo di lusso, con la liberalizzazione dell’uso dei dollari che cambiò il volto dell’isola. Diventeranno ricchi tutti coloro che avranno a che fare con il turismo.

Tra il 1992 e il 2006 Castro ebbe gravissime crisi per la diverticolite all’intestino. Tutte e due le volte rischiò la vita. Nell’estate del 2006 cedette il potere al fratello Raúl che nel 2008 gli subentrò definitivamente come Presidente e Capo del Partito (PCC). Ora Castro se n’è andato e lascia, insieme alla moglie Dalia, più di dieci figli, solo sei legittimi da due matrimoni.

L’ultima volta che Castro è apparso in pubblico è stato lo scorso aprile durante il settimo Congresso del Partito Comunista, dove aveva dichiarato:  “Forse questa sarà l’ultima volta in cui parlo in questa stanza. Presto compirò 90 anni. Non mi aveva mai sfiorato una tale idea e non è stato il frutto di uno sforzo, è stato il caso. Presto sarò come tutti gli altri, il turno arriva per tutti. Il tempo arriva per tutti noi, ma le idee dei comunisti cubani rimarranno come prova che su questo pianeta, se sono attuate con molto lavoro e con dignità possono produrre i beni materiali e culturali di cui gli esseri umani hanno bisogno”.

La morte di Fidel Castro arriva a due anni dalla storica riapertura dei rapporti con gli Stati Uniti, che segna la fine dell’embargo sull’Isola e un nuovo inizio nelle relazioni tra i due Paesi. Con la morte di Castro si chiude un’epoca, nella quale il Comandante è stato il protagonista assoluto del ‘900, simbolo della rivoluzione e della resistenza al Colosso Americano.

Alessia Curcio

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Addio a Dario Fo il Sommo Istrione


fo_dipinto1 Di morire Dario Fo non ne aveva nessuna intenzione: «Non temo la morte, ma neanche la corteggio. Se hai campato bene è la giusta conclusione della vita». Anche sul letto d’ospedale ha trovato la forza di scherzare sul suo stato di salute: «È come una sfida a ramino. Puoi vincere o perdere, ma quel che conta è la partita».

Beh che cosa dire? Sono molto triste perchè se ne è andato un altro grande rappresentante della cultura italiana, un uomo libero che non ha mai avuto paura di esporsi nella vita politica e sociale del nostro Paese. Non era solo drammaturgo, regista, attore e scenografo, ma anche scrittore, attivista politico e pittore. Dario Fo ci ha lasciati oggi a 90 anni, per problemi respiratori. Era nato a Sangiano, in provincia di Varese da un ferroviere e una contadina e nel 1997 aveva vinto il premio Nobel per la letteratura con la motivazione: «Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi».

Fo aveva studiato pittura a Brera e architettura al Politecnico di Milano. Dopo la guerra fu l’incontro con Franco Parenti a spingerlo alla stesura di alcuni sketch e a calcare le scene del varietà. Nel 1954 Dario Fo sposò Franca Rame, con cui ebbe un figlio nel 1955, l’attore Jacopo Fo. Sono rimasti insieme per quasi sessant’anni, fino alla morte di lei nel 2013, lavorando e condividendo l’impegno civile. Negli anni ’60 Fo aveva acquistato popolarità con una serie di commedie, da ‘Gli arcangeli non giocano a flipper‘ del 1959 con cui nacque la Compagnia Fo-Rame a ‘Chi ruba un piede è fortunato in amore‘, ‘Isabella tre caravelle e un cacciaballe‘, ‘Settimo: ruba un po’ menò su imbrogli e speculazioni edilizie in un cimitero‘, ‘La signora è da buttare‘.

È grazie a questi successi che la Rai ‘democristiana’ di Ettore Bernabei, nel ’62 affidò alla coppia di artisti Canzonissima. Dario e Franca presentavano sketch a sfondo sociale, sul malaffare e le morti bianche. I vertici Rai reagirono male, pretesero il controllo dei testi e dopo sette puntate Fo e Rame abbandonarono la trasmissione. Il risultato fu la censura della RAI per 15 anni.

Finalmente arrivò nel 1969 ‘Mistero buffo‘, la sua opera più celebre, una ‘giullarata’, come lui stesso la definiva, nella quale Fo recitava in grammelot, ossia un linguaggio teatrale che si rifà alle improvvisazioni giullaresche e che è costituito da suoni provenienti da parlate diverse. Poco dopo uscì ‘L’operaio conosce 300 parole, il padrone 1000, per questo lui è il padrone‘, che nell’anno della contestazione giovanile e delle agitazioni nelle fabbriche, aprì la stagione dell’impegno politico diretto nel PCI.

Durante gli anni ’70 Fo ruppe con il PCI e si avvicinò alla Sinistra extraparlamentare, fondando con Franca Rame “Soccorso Rossoper sostenere i detenuti politici.

Seguirono poi ‘Morte accidentale di un anarchico‘, ‘Pum pum! Chi è? La polizia!‘, ‘Ci ragiono e canto‘, ‘Il Fanfani rapito‘, arrivando nel 1977 a ‘Tutta casa letto e chiesa‘ di e con Franca Rame e al ‘Fabulazzo osceno‘ del 1982.

Dalla fine degli anni Novanta si è molto impegnato nella critica di Silvio Berlusconi, sul quale ha scritto le opere satiriche ‘Ubu rois, Ubu bas e L’Anomalo Bicefalo’, l’ultima con Rame che interpretava Veronica Lario mentre Fo Berlusconi.

Nel 2006 Fo partecipò alle elezioni primarie del centrosinistra per la nomina del candidato a sindaco di Milano, arrivò secondo, dopo Bruno Ferrante, che però poi perse le elezioni municipali e fu eletta Letizia Moratti. Nel 2007 invece Fo partecipò come personaggio e voce narrante a un documentario cospirazionista sull’attentato terroristico dell’11 settembre 2001, ‘Zero. Inchiesta sull’11 settembre’.

Negli ultimi anni Fo ha sostenuto il Movimento 5 Stelle e con Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio scrisse il libro ‘Il Grillo canta sempre al tramonto. Dialogo sull’Italia e il Movimento 5 Stelle’ e ‘Un clown vi seppellirà‘ entrambi del 2013, sempre con quella sua vena anarchica, contro il potere. Nello stesso anno Grillo propose Fo come Presidente della Repubblica, dopo Giorgio Napolitano.

L’ultima fatica letteraria l’aveva presentata lui stesso a Milano il 20 settembre scorso. L’opera, completa di tavole illustrate dello stesso Fo, dal titolo “Darwin ma siamo scimmie da parte di padre o di madre?” ha introdotto il concetto di creazionismo: “Più si va avanti più sballa ogni cosa“, aveva detto a ilfattoquotidiano.it. “Non è vero che eravamo bianchi di pelle, siamo nati molti secoli prima, in piena Africa, e naturalmente eravamo neri. Adamo ed Eva erano neri e soprattutto Dio, essendo il padre, è a sua volta nero”.

Mesi fa, nel cortile della sua casa milanese, era rimasto colpito davanti a una rosa sbocciata all’improvviso, fuori stagione. Era certo che fosse stata la sua Franca a fargli quel regalo, come segno della sua presenza. «Lei è sempre accanto a me, ogni volta che non so come trarmi di impaccio, la chiamo e mi risponde». Chissà se ora lì accanto ne crescerà un’altra!

Chiudo con alcune delle sue più belle citazioni:

“La cultura non si può ottenere se non si conosce la propria storia”.

“Siamo un Paese di disinformati che continua tranquillamente a voler dimenticare tutto quello che succede e metterlo sotto i piedi”.

“Giustamente un grande democratico del nostro Paese diceva: «L’ignoranza diffusa dei fatti è il maggior supporto all’ingiustizia». Ma questa assenza distratta dei giovani viene da chi li educa e li dovrebbe informare, e costoro sono invece i primi assenti e disinformati, parlo dei maestri e dei responsabili della scuola. I giovani, in gran parte, soccombono al bombardamento di banalità e oscenità gratuite che ogni giorno i mass media propinano loro”.

“Un uomo che non partecipa alla vita della comunità, che si estranea, è un morto che cammina”.

“Abbiamo perso l’indignazione, la dignità, la coscienza, l’orgoglio di essere persone che hanno inventato la civiltà. Siamo degli ingiusti che se ne fregano della giustizia. Cosa lasciamo ai nostri figli?”