Tutto il mondo in un clic sulle «catch up tv»


Una fila colorata di ballerine si apre disegnando due curve e il motivetto familiare annuncia l’entrata del conduttore, sorridente mentre scende le scale e stringe le mani, avviandosi verso i concorrenti pronti al quiz. Ma l’azzimato cinquantenne che ammicca alla telecamera non è Gerry Scotti né Carlo Conti. No, qui siamo ad Hanoi, Vietnam e sul canale HTV7 va in onda «Hôi ngô bãt ngò», una specie del nostro «L’eredità». Ed è il secondo tra i video più scaricati nella sezione on demand. Il primo è «Thay lòi muõn nói»: giovani promesse della canzone (spiccata tendenza al melodico) si esibiscono tra scenografie lussureggianti e ballerine flessuose. Un «X-Factor» in riso e salsa di soia.
Più a nord, i cinesi scaricano decine di volte al giorno le puntate di un programma dal titolo impronunciabile ma dalla riconoscibilità immediata: stelline del pop, colorate e snelle, che si contendono i voti del pubblico. Che «tutto il mondo è tv» lo si intuisce non tanto dalla visione, quanto dalla «ri-visione». Dalle migliaia di video che ogni giorno (e in quasi ogni parte del mondo) i fanatici della tv online scaricano e rivedono. «Migliaia?— ride Mauro Nanni, ad di Telecom Italia Media e tra gli ideatori del progetto La7.tv — Su Hulu, il portale americano di video on demand, nel solo ottobre scorso i download sono stati 856 milioni. Grazie alla qualità dei video, La7.tv conta di raggiungere una parte sostanziosa degli italiani che integrano tv e Rete». E proprio su Hulu (che offre gratis serie tv, film, e talk show dei maggiori canali) il video più popolare è «Getting Closer», episodio della serie «Dollhouse», su Fox: una misteriosa associazione controlla un gruppo di persone senza memoria. Sulla tv tradizionale, però, il primato va alla serie «NCIS» (seguita da «Dr. House»). Che il «video-spettatore» sia diverso dal telespettatore? «Dipende dalla fruizione, dalla familiarità con il web», dice Nanni. Il video-spettatore è certo più giovane, ma anche più curioso, avvezzo allo zapping via Internet. E su Hulu, tra gli archivi, si trova anche una bella intervista ad Alfred Hitchcock dove il maestro, quarant’anni fa, diceva in un sobrio bianco e nero: «Il contenuto deve seguire le evoluzioni della tecnica».
Se il secondo posto nel gradimento dei video-spettatori americani se lo giocano i Simpson e i rampanti Griffins, in Inghilterra, dagli archivi della Bbc (on demand sulla piattaforma Iplayer, in vita dal 2007) spunta una giovanissima Susan Boyle in un’imbarazzante esibizione dal vivo. Ciò che la televisione consacra, il web può distruggere: la voce più amata dei talent show sul piccolo schermo, la rivelazione di «Britain’s got talent», ridotta a una stellina da balera. Ma cliccate sono anche le imitazioni di Britney Spears e le vecchie puntate di «So You Think You Can Dance», reality show sulla danza. La tv che diventa un iPod, su misura: trenta minuti di «Being Human», serie horror in testa ai più ri-visti, e poi una rara intervista a Elvis. Come fanno i cinesi, che su Tvb Pearl, il portale di accesso a programmi e film (anche grazie a un accordo con Disney-ABC International Television), passano da «America’s Next Top Model», reality sulla bellezza, a una buffa commedia giovanilistica.
Il programma più ri-visto del canale francese M6 si chiama «Un bébé à tout prix»: le telecamere seguono alcune coppie alle prese con la decisione di avere un figlio. I maggiori canali in Francia offrono l’on demand, anche se non visibili oltreconfine. Così anche in Spagna: tra i video più richiesti del portale di Tve, la tv nazionale, ci sono i telegiornali e un corposo speciale sulla presidenza spagnola di turno in Europa. Sulla neozelandese TNZ, tra i più scaricati ecco le vecchie puntate di «ER», quelle con George Clooney prima maniera. E sulla tv svizzera spopola «Trash Up»: miniviaggi in improbabili luoghi del non senso, come bizzarre fabbriche di cerniere.
 
Annunci

In 15 mila per i funerali di Stato di Mike Bongiorno


MILANOSi è chiuso con due fuoriprogramma: il discorso di Pippo Baudo e quello di Silvio Berlusconi. Prima di loro c’è stato il ricordo di Fiorello e Fabio Fazio. E su una cosa sono tutti d’accordo: «Mike, sei stato un uomo eccezionale». Il funerale di Stato per Mike Bongiorno termina sul sagrato di piazza Duomo. Tra applausi e lacrime. Sorrisi e ricordi. Una giornata che è cominciata alle 8,30. Con l’attesa del popolo di Mike Bongiorno. Arrivato con almeno due ore di anticipo in piazza Duomo per la cerimonia trasmessa anche sui mega schermo. Tutti in fila per l’ultimo tributo. Sono in totale almeno 15 mila persone. E chi ha rinunciato a un posto nella cattedrale rende omaggio a Mike con cartelloni e striscioni. «Ti vogliamo bene». Oppure: «Grazie, l’Italia ti ama».
IL FERETRO– Tutto è cominciato in perfetto orario. Anzi, con un leggero anticipo. Il feretro è arrivato al Duomo due minuti prima delle dieci. La famiglia è stata accolta con un applauso scrosciante da tutte le persone in piedi sul sagrato. La cerimonia è stata officiata dal vescovo ausiliario di Milano e abate di sant’Ambrogio Monsignor Erminio De Scalzi. Bongiorno sarà tumulato al cimitero di Arona, dove riposa anche la madre del conduttore.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO- In anticipo anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, secondo cui Mike «era un uomo buono, dispensatore di positività». E che «aveva un grande rispetto per gli altri, soprattutto per quelli che avevano meno, per i più deboli. Credo che la sua sia stata una vita esemplare». Senza contare che «è stato un grande fattore di unità dell’Italia, ha sviluppato negli italiani quel comune sentire che ha avuto poi nella lingua italiana il mastice di ogni differenza regionale». Berlusconi ha quindi ricordato i tanti anni trascorsi con Mike Bongiorno: «con Mike – ha spiegato – non ho avuto cose particolarmente memorabili. La cosa buona con lui era la continuità del suo essere sempre perbene, di essere sempre vicino, positivo. Era un rappresentante di quei valori che devono esserci in un uomo, che è un capo di famiglia, un bravissimo marito, un ottimo padre.
PERSONAGGI- E dall’ingresso laterale tra i primi ad entrare diverse personalità del mondo dello spettacolo come Massimo Boldi, Giorgio Gori e la moglie Cristina Parodi, Susanna Messaggio, Roberta Capua e lo storico autore televisivo di Mike che lui chiamava «il signor no», accompagnato da un assistente di studio. Poi ancora il sindaco Letizia Moratti, Gerry Scotti, Fiorello, Iva Zanicchi. Una sfilata di personaggi noti che hanno vissuta una parte della loro storia professionale accanto a Mike Bongiorno. E intanto i milanesi hanno reso omaggio alla salma del conduttore già in Triennale.
IL SALUTO DELLA PIAZZA E I RICORDI– Alla fine della cerimonia, la bara è stata posta sul sagrato per un ultimo saluto alla folla. Fiorello ha preso la parola. «Un pensiero "alla Daniela" e ai figli. E a tutti gli amici e ai colleghi che ho visto commossi». La chiusura con una battuta «perché Mike amava ridere. Oggi mi avrebbe detto: "hai visto, mi hanno dato il Duomo di Milano, a Baudo non l’avrebbero dato"». Poi è stato il turno di Fazio che ringrazia tutti. «È un onore che lo avrebbe spaventato». Era un uomo «felice che metteva al centro la famiglia». E il lavoro «che lo appassionava», credo che oggi «Mike raccolga qui l’affetto di una paese intero e la stima di tutti noi. E la stima non c’entra niente con il successo e la popolarità. Si conquista con i gesti quotidiani. Mike ha raccolto questa stima perché era autentico, era una persona per bene». Poi un fuori programma, Fiorello ha chiamato Pippo Baudo. Che spiega: «L’idea che non ci sia più non riesce a convincermi. Perché la vita l’ho indirizzata spiandoti, vedendoti. E quando sono arrivato in tv tra le prime persone che ho conosciuto sei stato tu. E sei stato subito carino. Io ero ovviamente molto imbarazzato, ero un pivellino». Le cose sono cambiate «adesso sono il più vecchio e sento l’eredità che tu ci hai lasciato». E poi la rivalità, presunta. «Che tu fomentavi e dicevi: "dai, fomentiamola un po’"». E una promessa: «Io continuerò a mandare le arance alla tua famiglia a Natale, così come le ho mandate a te per tutti questi anni». Con un ultimo saluto «Noi, che facciamo questo lavoro, siamo dei coristi: tu sei stato il solista».
IL RICORDO DI BERLUSCONI– Poi è stata la volta del premier. «Non posso dimenticare una vita di amicizia comune, di entusiasmi che ci hanno visti insieme. Di lui, di quell’uomo semplice che era, penso che si debbano dire parole semplice. Era un uomo giusto. Era un uomo che faceva progetti per il futuro, era l’italiano, l’italiano migliore. Nel lavoro aveva l’affetto di tutti gli altri. A lui il mio ringraziamento per il successo che abbiamo conseguito».
GLI ULTIMI APPLAUSI – Gli ultimi applausi a Mike li hanno tributati gli abitanti del piccolo paesino di Dagnente, la frazione di Arona dove andava spesso a trovare quiete e distacco dagli impegni di lavoro, nella casa di famiglia della moglie, Daniela Zuccoli. La salma è stata tumulata nel piccolo cimitero del paese attorno alle 16,30. Almeno 700 persone si sono strette ai parenti e agli amici più intimi per l’ultimo saluto al celebre presentatore. Il parroco della frazione, don Mauro Pozzi, ha dato l’ultima benedizione. Tutti hanno recitato l’Eterno riposo. Poi i cancelli, almeno quelli terreni, per l’uomo dell’allegria si sono chiusi per sempre.
 

E’ morto Mike Bongiorno icona della tv italiana


ROMA – Mike Bongiorno è morto. Un infarto lo ha fermato a 85 anni, era a Montecarlo, dove stava trascorrendo alcuni giorni di riposo. Una notizia che coglie tutti di sorpresa. C’era da sempre, non aveva età. Se ne va un bel pezzo di storia della televisione italiana. Che lui ha contribuito in gran parte a inventare, rivoluzionare, arricchire, cambiare. Prima, importando dagli Stati Uniti il quiz televisivo. Poi, dando vita a format innovativi e a uno stile "diverso" di fare tv. "Uno straordinario esempio di laboriosità e capacità professionale", ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. E’ stato conduttore, autore, partigiano, intrattenitore, scrittore, scalatore, imprenditore, produttore. Indimenticabile il suo "Allegria!". Celebri le sue gaffe. Lascia la moglie, Daniela, e i tre figli Michelino, Nicolò e Leonardo. Si preparava a un nuovo debutto: quello con il quiz Riskytutto su Sky, dove era approdato dopo la scadenza del contratto con Mediaset. E dove aveva conosciuto una seconda, formidabile giovinezza al fianco di Fiorello: prima negli spot tv, poi con le incursioni nei suoi show. "Con lui – aveva raccontato a Repubblica – farei qualunque cosa. Ci inventiamo tutto noi, e ci divertiamo un sacco". Proprio due giorni fa, aveva fatto una riunione in conference call per parlare della scenografia del nuovo programma. La moglie Daniela e i figli sono tornati a Milano. La salma del conduttore rientrerà fra due giorni.
L’infanzia e la guerra. Michael Nicholas Salvatore Bongiorno nasce a New York il 26 maggio del 1924. Sua madre è torinese, suo padre italoamericano. Si trasferisce in Italia ancora bambino, fa le scuole a Torino, durante la Seconda guerra mondiale lascia gli studi e si unisce alle formazioni partigiane: parla l’inglese, è perfetto come staffetta per comunicare con gli alleati. Catturato dai nazisti, trascorre sette mesi nel carcere di San Vittore (vicino di cella di Indro Montanelli), in seguito viene trasferito prima nel campo di concentramento di Bolzano poi in quello di Mauthausen. Si salva grazie a uno scambio di prigionieri fra Germania e Stati Uniti.
Il successo in Italia. Tornato a New York, dal 1946 lavora per la radio del quotidiano "Il progresso italoamericano" nel programma Voci e volti dall’Italia. Torna in Italia, definitivamente, nel 1953, chiamato a lavorare alla neonata televisione. E inaugura il primo giorno di trasmissioni, il 3 gennaio del 1954, con il programma Arrivi e partenze.
Lascia o raddoppia?. Il programma che decreta il suo successo è Lascia o raddoppia? (1955), ispirato all’americano "64000 dollars". Il riscontro di pubblico va al di là di ogni previsione. Chi non possiede un televisore in casa – e all’epoca sono in tanti – si incontra nei bar, il quiz diventa un momento di aggregazione popolare, quando il programma va in onda le sale cinematografiche chiudono i battenti. "Anche in Italia gli ‘uomini che sanno tutto’ hanno incominciato la corsa ai milioni", scrive allora Sorrisi e canzoni. La visione del programma è un rito collettivo. Umberto Eco ne coglie la portata sociale e all’inizio degli anni Sessanta l’analizza nel suo saggio Fenomenologia di Mike Bongiorno: le radici di tale successo, scrive Eco, sono nella "mediocrità assoluta" del personaggio, nella quale lo spettatore "vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti".
I grandi successi. Da quel momento ogni suo programma è un trionfo. Da Campanile sera (1960) a Caccia al numero (1972), da La fiera dei sogni (1963-1965) a Giochi in famiglia (1966-1967), da Ieri e oggi (1976) a Scommettiamo (1977) a Flash (1980). Con Rischiatutto (1970-1974) – uno dei programmi più importanti di Mike – per la prima volta vengono introdotti in tv l’elettrocnica e gli effetti speciali. Nasce la figura della "valletta parlante", Sabina Ciuffini.
L’incontro con Berlusconi. Fondamentale l’apporto di Bongiorno alla nascita e all’ascesa delle tv private. Risale alla fine degli anni Settanta l’incontro con Silvio Berlusconi. All’epoca, per la sua Telemilano – la futura Canale 5 – sceglie i personaggi allora più noti e apprezzati del piccolo schermo: Mike Bongiorno, ma anche Corrado, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Mike ha frequentato il modello americano, conosce le regole del marketing e per primo introduce, nei programmi della tv di Berlusconi, le sponsorizzazioni. Si apre una nuova, importante fase della sua carriera, con un successo che gli vale la vicepresidenza di Canale 5, nel 1990. "Se fosse nato in America potrebbe fare il presidente", disse una volta di lui Berlusconi. Ed è di provenienza americana anche il game show che gli vale un nuovo, duraturo trionfo (oltre tremila puntate): La ruota della fortuna.
Conduttore, attore, scalatore. Una carriera lunghissima e senza sosta, quella di Bongiorno (non a caso ribattezzato SuperMike), che lo ha visto anche condurre per ben 11 volte il Festival di Sanremo, fare l’attore – interpretando se stesso – in alcuni film come C’eravamo tanto amati, Il giudizio universale, Totò lascia o raddoppia?, Sogni mostruosamente proibiti, Ragazze d’oggi, I miliardari. Inarrestabile anche nelle passioni private, era partito nel 2001 – quindi a 77 anni – con una spedizione diretta al Polo Nord. Nel 2004 l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli aveva conferito l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica.
L’approdo a Sky. Negli anni recenti Bongiorno si era dedicato alla conduzione di Genius e Il migliore, due quiz su Retequattro, mentre nel 2007 era tornato in Rai per presentare la 68esima edizione di Miss Italia,
insieme a Loretta Goggi. Nel 2008 era uscita la sua autobiografia La versione di Mike. Alla fine del 2008 il suo contratto con Mediaset era scaduto e, lo scorso marzo, era stata ufficializzata la firma del suo contratto con Sky.
 

Arriva il pc che ti dice quando smettere di lavorare


COPENAGHEN (Danimarca) – Se è ora di sgranchirsi te lo dice il computer. L’idea arriva dalla Norvegia ed è stata presentata al congresso europeo di reumatologia (Eular) a Copenaghen. Si tratta di un software speciale, che però può «girare» su qualsiasi computer e può essere «personalizzato» in base alle caratteristiche e alle esigenze dei singoli lavoratori, che passano più o meno tempo davanti alla tastiera, in ufficio o casa. A intervalli stabiliti a priori sullo schermo appare un «pop-up» che invita ad alzarsi dalla scrivania per qualche minuto e illustra gli esercizi da fare per sciogliere articolazioni e tonificare muscoli attraverso un’animazione. Un vero «personal trainer» a domicilio, insomma, però elettronico.

IL PROGETTO – Il progetto è nato per iniziativa dell’Associazione Nazionale dei pazienti reumatici norvegesi ed è stato finanziato da un’organizzazione commerciale locale, che ha poi distribuito gratuitamente il software ad alcune associazioni e lo ha messo in vendita. I risultati sono ancora in fase di elaborazione, ma i suoi promotori sono convinti che potrà essere esportata.

Cfr. per l’articolo http://www.corriere.it/salute/reumatologia/09_giugno_11/computer_smettere_lavorare_15caf25e-568e-11de-82c8-00144f02aabc.shtml

Una mostra sui vent’anni di manga in Europa


BRUXELLES – Vent’anni di manga in Europa. Vent’anni da quel 1989, quando Jacques Glénat andò in Giappone a promuovere il fumetto franco-belga, e se ne tornò con Akira: 2000 pagine di fantascienza giapponese che cambiarono la storia del fumetto in Europa. Bruxelles festeggia questa "invasione" con una esposizione al Belgian Comics Center, che inaugura l’11 marzo per chiudere il 7 giugno prossimo. La mostra di Bruxelles cade nell’anno del cinquantenario dei Puffi, di cui il Belgio è patria, come di Tintin e Lucky Luke.
RIVOLUZIONE – Centinaia di originali e riproduzioni di copertine, pupazzi, manifesti, merchandising. Spagna, Svizzera, Germania, Polonia, Belgio, ma soprattutto Francia e Italia: è qui che la cultura "manga" ha attecchito di più. «Ma il manga è il fumetto più letto nel mondo – dice Marco Pellitteri, sociologo dei processi culturali, autore di "Il Drago e la Saetta" (Tunué, 2008) – Socialmente il manga è stato una rivoluzione: prima non c’erano molti fumetti dedicati alle ragazze, o allo sport, e l’erotismo dei manga è molto diverso rispetto ai nostri fumetti».
IL MERCATO – Personaggi sfumati, trame complesse: così il manga ha conquistato il 40% del mercato in Europa. «Hanno coperto una voragine di pubblico – continua Pellitteri – perché il manga shôjo approccia direttamente le ragazze, le cui aspettative non sono premiate dai nostri fumetti: parliamoci chiaro, Dylan Dog a ogni numero va con una donna diversa!». E nell’esposizione i manga al femminile come Lady Oscar e Candy Candy stanno accanto ai shônen-manga, quelli rivolti ai ragazzi: Kenshin, Yu-Gy-Oh!, Detective Conan. Ma ci sono anche i manga-seinen, rivolti agli adulti, come Tokyo Tribe e Say Hello to Black Jack. I manga hanno anche generato sotto-culture come quella del cosplay, la moda di confezionare e indossare gli abiti dei personaggi dei fumetti giapponesi.
I CARTONI ANIMATI – Senza dimenticare che la prima "invasione" dei manga avvenne coi cartoni animati negli anni ’70 e ’80, quando le neonate tv private si accaparrarono i vari Uomo Tigre, Daitarn 3, Ryu, e la nostra tv di stato trasmise Goldrake e Mazinga Z, Heidi e Remi. «I giapponesi erano allibiti da tanto interesse, i palinsesti si riempivano a prezzi che poi salirono di parecchio», commenta Pellitteri.
IN ITALIA – E invece i primi a portare in Italia i fumetti giapponesi furono i Kappa Boys, quattro ragazzi bolognesi che da lettori sono diventati editori di manga. Lamù, Ken il Guerriero, sono loro a farceli conoscere nei lontani anni ’80. Massimiliano De Giovanni, Andrea Baricordi, Andrea Pietroni e Barbara Rossi erano gli animatori della rivista "Mangazine". «Il nostro sogno? – dice De Giovanni – Far scoprire al pubblico italiano le potenzialità dei manga».
I PIONIERI – «Scoprimmo che gli appassionati erano molti di più di quelli che immaginavamo – dice Baricordi -. Poi fummo contattati da Granata Press, che trasformò la nostra fanzine in una rivista da edicola». Dalla fanzine al professionismo. «Nel 1995, con la Star Comics, abbiamo lanciato Dragon Ball, imponendo la lettura ‘alla giapponese’, lo stesso facciamo oggi con GP Publishing». Pionieri del manga: «Fummo additati (nel bene e nel male) come i responsabili dell’Invasione dei Manga in Italia – ricorda Baricordi – Ma non abbiamo ancora finito». E l’invasione, un’allegra invasione, continua.
 

La festa di Marco Carta


SANREMO – Il festival dopo "Amici": trionfa Marco Carta. Il giovane cantante cagliaritano, tra i favoriti della vigilia, vince la 59/ma edizione di Sanremo con "La forza mia". Alle sue spalle Povia, con la discussa "Luca era gay", e Sal Da Vinci, con "Non riesco a farti innamorare". L’annuncio di Bonolis arriva solo mezz’ora dopo la mezzanotte. Carta sale sul palco e, sotto una pioggia di coriandoli, si gode il suo secondo successo in carriera. "Ho fatto passi da gigante in questi ultimi anni – commenta poco dopo in sala stampa – E’ stato un festival davvero divertente. La presenza di Maria De Filippi? Pensavo mi desse sicurezza, invece era così agitata che ho dovuto tranquillizzarla io". E adesso? "Mi piacerebbe affermarmi qui in Italia, ma vorrei essere prodotto anche all’estero. E’ un mio grande desiderio". Anche Povia è soddisfatto: "Mi sono divertito troppo – dice – sono stato un portatore sano di polemiche". Sal Da Vinci: "C’ho impiegato 14 anni per arrivare a Sanremo, sono stato eliminato, sono stato ripescato: tutto questo è un sogno".
AMICI – Una serata, quella finale, incentrata – come era ovvio – soprattutto sulla gara. Oltre che sulla presenza della De Filippi. Per lei qualche incertezza iniziale (le tremava la voce), poi Bonolis è riuscita a metterla a proprio agio. Proprio come due vecchi "amici" (e chissà che Maria non abbia dato una spinta ulteriore al successo di Carta). Alla fine, la "valletta" occasionale di Bonolis se l’è cavata bene. Potrebbe anche fare un pensierino a condurlo da sola, il festival, in futuro. Degna di nota l’esibizione di Annie Lennox, che ha proposto una nuova versione della sua hit principale: "Why".
LA GARA – La serata si era aperta con lo stacco cinematografico di "Billy Elliot" e il balletto di Caroline Rice e Giuseppe Picone sulle note del "Lago dei cigni" e di "I love Boogie". Poi, dopo l’esibizione di Arisa (vincitrice tra le Proposte) è partita la gara. Uno dopo l’altro, i dieci artisti rimasti si sono dati il cambio sul palco dell’Ariston. Il televoto ne ha eliminati sette (Fausto Leali, Patty Pravo, Albano, Marco Masini, Francesco Renga, Pupo-Paolo Belli e Yussundour, Alexia e Mario Lavezzi) lasciando Carta, Da Vinci e Povia a contendersi la vittoria finale. Per motivi diversi, erano loro i più adatti a ottenere il gradimento del pubblico: Carta per l’effetto "Amici", Da Vinci per l’onda lunga di Gigi D’Alessio, Povia per le polemiche sul testo della sua canzone (che se ne parli, bene o male, purché se ne parli). Alla fine, l’ha spuntata il talento lanciato dalla De Filippi. Agli Afterhours, gli "alieni del festival", è andato il meritato premio della critica "Mia Martini": la band si è presentata sul palco indossando i simboli dell’orgoglio gay. Tra le Proposte la critica ha premiato invece Arisa, la cantante con gli occhialoni e la faccia da cartoon: la grande rivelazione di questo festival è lei. Senza dubbio.
 

Image Hosted by ImageShack.us

 
Cfr. per l’articolo http://blog.corriere.it/sanremo/

Arisa nel paese delle meraviglie


SANREMO – E’ difficile vincere la diffidenza e accettare che possa esistere davvero una così. Magari durerà poco ma almeno per adesso Arisa, 27 anni, al secolo Rosalba Pippa, nata a Genova e cresciuta a Pignola in provincia di Potenza, la vincitrice della categoria Proposte di questo 59esimo Festival di Sanremo, è esattamente quella che vedi, e pensa veramente quello che dice. "Ho realizzato il mio sogno: cantare al Festival di Sanremo. Poi, tutto quello che è venuto è stato un dono dal cielo e dalla terra. E sono contenta per i miei genitori, che hanno fatto e fanno ancora una vita molto umile. Se lo meritavano". Alla vittoria, si è aggiunto il Premio della critica "Mia Martini", assegnato dai giornalisti accreditati al Festival. Buffa, tenera, più vicina a un fumetto, a un cartone animato, a un’illustrazine che a una ragazza in carne ed ossa, fin dalla sua prima apparizione ha conquistato il pubblico, per originalità, bravura, stralunatezza. E quando, all’indomani della vittoria, si presta ai cronisti per la rituale conferenza stampa riservata ai vincitori, conferma tutte le sensazioni. Il suo look "è un pochino più ricercato adesso, perché dovevo venire a Sanremo" ma a lei piace "essere buffa", perché "è così che mi sento, mi vedo più simpatica e carina, mi porta ad avere un rapporto più diretto con la gente", "se qualcuno mi dice sei bella non ci credo, si incrinano i rapporti. Preferisco essere paragonata a Calimero che a Naomi Campbell. Naomi non me ne vorrà, se mai dovesse saperlo…". Certo, non è che venga propriamente da Marte: è una delle artiste selezionate da SanremoLab, nel 2007 ha vinto una borsa di studio come interprete al Cet di Mogol, il brano Sincerità fa parte dell’album di esordio uscito il 20 febbraio. "Ho avuto la fortuna di poter contare su un gruppo di persone che ha creduto in me" dice, e cita i produttori Maurizio Filardo e Giuseppe Mangiaracina con la loro etichetta MAFI, e Giuseppe Anastasi, autore principale dei testi dell’album, oltre che suo fidanzato. Leggera e sconclusionata, sfiora la genialità con le sue battute ingenue: "Ma adesso che ho ricevuto il Premio della critica, che devo fare? Stasera devo fare finta che non lo so?". Poi intenerisce quando dice che questa vittoria la deve e la dedica ai suoi genitori: "Da ieri sera è successo di tutto, mi hanno detto che stamattina davanti all’Ariston stavano intervistando mio padre… I miei non fanno una vita di quelle che riservano grande felicità, quindi sono contenta per loro, perché possono vivere queste emozioni. Io voglio che tutti sappiano che sono figlia di un autista dei mezzi pubblici e di una casalinga. Se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti". Il congedo è in linea con il personaggio. Pensando che la notizia del Premio della critica dovesse rimanere segreta fino all’annuncio ufficiale, nel corso della serata, guarda smarrita i cronisti, e chiede: "Ma adesso che ho vinto il Premio della critica, che devo fare? Stasera devo fare finta che non lo so?".
 

Image Hosted by ImageShack.us
 

Addio a Oreste Lionello


ROMA – Una vita nello spettacolo, tra la satira politica a teatro e in tv e la voce di Woody Allen al cinema. Oreste Lionello è morto a Roma, dopo una lunga malattia, all’età di 81 anni. La camera ardente sarà allestita in Campidoglio dalle ore 21 alle 23 di oggi e per tutta la giornata di domani, dalle 9 alle 23. I funerali si svolgeranno sabato alle 13 alla basilica di Santa Maria d’Ara Coeli. Lionello – nato a Rodi, in Grecia, il 18 aprile 1927 – è stato attore teatrale, cabarettista (celebre la sua imitazione di Andreotti) e doppiatore (sua la voce di Woody Allen). Una carriera cominciata agli inizi degli anni ’50. In tv arriva nel ’56 con una serie per ragazzi (Marziano Filippo). Ma la sua vocazione è il cabaret che si esprime, dall’inizio degli anni ’70, con il gruppo del Bagaglino creato insieme ai suoi amici Castellacci, Pingitore, Cirri e Palumbo. A Roma il Bagaglino è stato palestra per comici come Pippo Franco, Enrico Montesano, Pino Caruso e Gianfranco D’Angelo. Dalla metà degli anni Settanta la compagnia si trasferisce con notevole successo successo anche in tv, prima alla Rai e poi a Mediaset, con spettacoli come Dove sta Zazà (1973), Mazzabubù (1975), Il ribaltone (1976), Al Paradise (1983), Biberon (1987), con cui Lionello & Co. danno inizio a quella satira politica, per alcuni innocua, fatta di maschere, imitazioni e battute a volte qualunquiste, che rappresenta la cifra del gruppo e porta al Bagaglino di Roma molti politici in carne ed ossa, da Giulio Andreotti, di cui Lionello è imitatore principe, ai ‘nemici’ Clemente Mastella e Antonio Di Pietro. Molte le soubrette lanciate da Lionello e dal suo gruppo, a cominciare da Pamela Prati e Valeria Marini. Come doppiatore, Lionello è noto soprattutto per l’eccezionale simbiosi col personaggio di Woody Allen, che ha doppiato per decenni dopo aver prestato la voce anche a Jerry Lewis, Groucho Marx, Peter Sellers, Charlie Chaplin (Il grande dittatore), Marty Feldman e Michel Serrault nella trilogia del Vizietto.
 

Le nuove mode della notte


BOLOGNA – Se quest’anno andavano i locali da «nerds», traduzione americana dei nostri sfigati, il 2009 sarà il momento di psycho café e terme del sabato sera, a ricordarci che in tempi di crisi cosmica tanto vale prenderla dolce e rilassarsi. Roberto Piccinelli, giunto ormai alla nuova edizione della sua «Guida al piacere e al divertimento», è andato ancora una volta a caccia di nuove tendenze fra bar, ristoranti, disco e tutto quanto fa intrattenimento notturno, recensendo qualcosa come 2600 locali su e giù per la Penisola. Al termine del viaggio viene fuori un panorama frastagliato che oscilla fra gli ultra-bar di ultima generazione – dotati di accessori pazzeschi come il bancone interattivo, l’immancabile ipod per i clienti e le bevande che arrivano su binari – e l’ormai tradizionale movida da strada, dove si affollano migliaia di ragazzi a strafarsi di aperitivi. Ci sono esperienze serissime: è il caso dello psycho café aperto a Torino con lo scopo dichiarato di integrare pazienti psichiatrici e colossali sberleffi al buon gusto come lo «spermato-drink», il cocktail confezionato in modo da dar l’illusione di vederci nuotare degli spermatozoi colorati. Questo e altro offre la notte italiana, ma il meglio lo si trova alla sezione «Trend&must», una definizione che da sola farebbe urlare di dolore Nanni Moretti: passi per il Lipsysinching in voga fra le drag queen, con l’imitazione fedele dei classici della canzone che fa tanto «Rocky Horror Picture Show», ma il girlfriend experience è veramente indifendibile. Si tratta di una sorta di escort molto speciale, cioè una bella ragazza in affitto per una o più sere allo scopo di simulare l’effetto-fidanzata, con tanto di coccole affettuose. Serve per fare il figo, ma soprattutto per fare ingelosire la donna su cui si vuol far colpo. Nel frattempo, per l’estate preparatevi al beach-privé, lo sbarco sulle spiagge di ombrelloni separé muniti di bandiere diverse a seconda dell’incontro erotico desiderato. Più romantici i «pleasure boat», solo per città con fiumi navigabili dove possano salpare barconi galleggianti riadattati a risto-bar e discoteche. Volete un party pirlonaire? Basta combinare un aperitivo con calciatore celebre in disco à la page. Col sesso arrivano altre sorprese: dal Giappone ecco «air sex», per un pubblico maschile, una derivazione dell’air guitar con cui si fa finta di suonare la chitarra in assenza di strumento: la genialata sta nel simulare un amplesso da soli, davanti a un pubblico chiamato a dare il voto alla performance. Il pornokaraoke, invece, si fa in coppia, lui e lei (o lui e lui, o lei e lei), doppiando versioni mute di classici dell’hard-core proiettati su uno schermo. Alla sezione «music&dance» si presentano le novità in pista, dal ballo dell’elefantino inventato da un italiano a Mykonos al Tango illegal di derivazione argentina, dalla flamedance che mischia hip-hop a ritmi latini e orientali alla «pagode», una variante più lenta del samba, adorata, a quanto pare, dal milanista Ronaldinho, che quando segna si produce in passi di danza che scatenano la rabbia dei tifosi avversari. Non passa di moda la tecktonik, il ballo nato nelle banlieue francesi, mentre fra le ragazze che si ostinano ad andare in disco con tacco 12 vanno forte i corsi di stiletto stretching, per evitare cadute rovinose. E siccome bisogna pur mangiare e bere, la Guida esplora le ultime trovate di barman e ristoratori: spiccano la bruschetta spalmata di gelato alla caponata, la fiorentina al muscolo di grano, il tutto innaffiato con un cocktail alla nicotina. Che la notte italiana cominci.