Perché occorre riflettere nel Giorno della Memoria


Significato-di-Shoah-e-Olocausto.jpgPerché servono le famose “basi” quando si tratta di ricorrenze così importanti? Perché senza basi non si va avanti. Senza cultura non si va avanti. Senza la memoria di quello che è stato non si possono gettare le fondamenta di un futuro migliore. Quindi partiamo proprio dalle basi: il Giorno della Memoria viene celebrato il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. La data del 27 gennaio in ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico, è indicata quale data ufficiale dagli Stati membri dell’ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1º novembre 2005.

GIORNATA DELLA MEMORIA NEL MONDO

Ma perché è stato scelto proprio il 27 gennaio? Perché il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche della 60ª Armata del “1º Fronte ucraino” del maresciallo Ivan Konev, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Arrivarono per prime nella città polacca, scoprendo il terribile campo di concentramento e liberandone i superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono per la prima volta a tutto il mondo l’orrore del genocidio nazifascista, fatto di strumenti di tortura e di annientamento. Nonostante i sovietici avessero liberato circa sei mesi prima di Auschwitz, il campo di concentramento di Majdanek e «conquistato [nell’estate del 1944] anche le zone in cui si trovavano i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka», si decise di far coincidere il giorno della Memoria con la data in cui venne liberato Auschwitz.

GIORNATA DELLA MEMORIA IN ITALIA

Gli articoli 1 e 2 della legge 20 luglio 2000 n. 211 definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria: «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

TESTIMONIANZE

Lo scorso anno, in occasione del Giorno della Memoria, Piero Terracina, uno dei pochi sopravvissuti di Auschwitz, aveva rivelato a Radio Cusano Campus che “Il treno diretto ad Auschwitz, treno sul quale viaggiai, si fermava in tutte le stazioni italiane: e ovunque si fermava, invocavamo gli italiani che erano nelle stazioni di darci dell’acqua perché stavamo morendo di sete: ma niente da fare, nessuno ci aiutava. Ricordo in particolare la fermata alla stazione di Verona: era pieno di gente. Gente che sentiva distintamente i pianti e i lamenti dei bambini che provenivano dall’interno del nostro treno: nessuno fece niente. Sicuramente se dentro quel treno ci fossero state delle pecore o dei cavalli, qualcuno sarebbe intervenuto per aiutarli”. “Ricordo anni fa – continua Terracina – in occasione di una manifestazione legata alla Shoah, una signora mi si avvicinò e mi disse: ‘Signor Terracina, io quel giorno, quando il treno sul quale lei viaggiava si fermò a Verona, ero là, e ho visto e sentito tutto; lei ha perfettamente ragione ma non potevamo fare niente per aiutarvi perché c’erano le SS’.

RIFLESSIONI

Oggi, nel Giorno della Memoria, è sacrosanto ricordare tutte le vittime di quella aberrante e ingiustificata crudeltà, alla cui base c’era un odio razziale alimentato da una propaganda fuorviante che ha portato a pensare che i problemi economici e sociali di un Paese non erano dovuti all’incapacità dei governi di rialzarne le sorti, ma ad un nemico più ‘insidioso’: gli Ebrei. Una follia, se ci pensiamo ora; ma la ‘visione collettiva’ di allora e gli squilibrati ‘proclami’ hanno fatto il resto sacrificando un’intera razza, facendola passare da capro espiatorio.

Ci avete fatto caso che anche in questo momento sta succedendo la stessa cosa? Sì i destinatari dell’odio sono cambiati, ma le dinamiche e gli attori principali sono rimasti gli stessi. Stiamo attenti a non replicare quello che è avvenuto nel passato, perché in men che non si dica ci si ritrova ad affrontare le stesse tragedie. Mi riferisco alle cosiddette ‘guerre tra poveri’ che mai come in questo momento sono all’ordine del giorno. Di nuovo si pensa che ‘lo straniero’ o comunque ‘il diverso’ siano quelli con cui prendersela se le cose non vanno. Ecco perché, in una Giornata come questa, è necessario ricordare, riflettere per non commettere gli errori del passato e creare un presente e un futuro dei quali avere un ricordo dignitoso e rispettoso.

Alessia Curcio

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Riflessioni sulla Giornata della Memoria


giorno-della-memoria-shoahSono trascorsi 17 anni dalla promulgazione della legge n. 221 del 2000 che istituì la Giornata della Memoria il 27 gennaio, data in cui, 72 anni fa, venivano abbattuti dalle truppe dell’Armata Rossa i cancelli dei campi di concentramento di Auschwitz in Polonia e l’orrore dello sterminio veniva rivelato all’umanità.

La legge n. 221 all’art. 1 stabilisce che «La Repubblica Italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».

Come ogni anno la “Giornata della Memoria” ricorda le vittime dell’Olocausto, termine con cui si indica il genocidio perpetrato dai nazisti contro ebrei, omosessuali, rom, disabili, prigionieri di guerra, massoni e chiunque altro essere umano fosse considerato un nemico da annientare. Alcune stime parlano di circa 15 milioni di morti in pochi anni, tra cui 6 milioni di ebrei.

Nel suo intervento alla celebrazione al Quirinale il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, osserva: “Le storie e le parole dei reduci dei campi di sterminio ci colpiscono, e ci chiamano, in maniera esigente, all’impegno e alla vigilanza. Ricordiamo anche i 650 mila militari italiani deportati nei campi tedeschi, perché dopo l’otto settembre si rifiutarono di servire Hitler. È una pagina di storia, colma di sofferenza e di coraggio, che è parte integrante della Resistenza italiana e che non sempre è adeguatamente conosciuta. La memoria di Auschwitz, e di tutto quello che ha Auschwitz presenta e contiene ci pone ogni volta di fronte al lato più oscuro dell’uomo, all’abisso del male, allo fosca mento delle coscienze e alla perdita totale del sentimento più elementare di pietà e di umanità”. Poi Mattarella ricorda coloro che fecero di tutto per opporsi a quella tragedia: “Nel buio più fitto risaltano ancora di più le azioni luminose di coloro che rischiando la vita hanno contribuito a salvare ebrei perseguitati. Rammentare è un dovere morale, come è bene ricordare i tanti giusti le tante azioni eroiche, come ci appena ricordato il professor Riccardi. Ma non cancella tuttavia le colpe di chi, anche in Italia si fece complice dei carnefici per paura, fanatismo o interesse”.

Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, ricorda che: Stück, in tedesco significa pezzo. Un essere umano, la cui unica colpa era quella di non essere ‘ariano’, considerato alla stregua di un rifiuto da smaltire. Di un pezzo di una folle e spietata industria della morte. La Shoah è stata questo: un’atrocità difficile anche solo da immaginare che ha umiliato l’umanità nella sua intimità e lasciato segni indelebili di dolore e sofferenza. Non dobbiamo dimenticare. Mai”.

La Giornata della Memoria non rappresenta solo il doveroso esercizio di sfogliare una pagina di storia. Essa ci introduce nel dramma di quanti, vittime dell’odio, sono stati derubati della loro dignità, della loro libertà, della loro vita. Primo Levi diceva che “l’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”. 

Eppure nonostante l’atrocità di quanto accaduto nei campi di concentramento, ricostruito attraverso le testimonianze dei sopravvissuti, si è assistito a quanto di più brutto potesse verificarsi, e cioè il diffondersi di tesi negazioniste che parlano addirittura di falsificazione storica e il silenzio di chi è tornato e non è stato creduto, perché i racconti della deportazione parevano troppo orribili per essere veri. Per questo negare l’Olocausto o non parlarne abbastanza, soprattutto alle nuove generazioni, lo ritengo un grande oltraggio alla memoria di tutte quelle persone che hanno perso la vita in quel folle sterminio.

Ebbene sì… bisogna ricordare, bisogna usarla questa memoria, solo così possiamo evitare che l’orrore si ripeta perchè anche se cambiano eventi e situazioni, ideologie e partiti, la paura dell’altro, del diverso e il timore di venire sottomessi da altre culture spinge a propria volta a sottomettere quello che viene considerato il nemico. Guerre di religione, conflitti fra etnie e culture diverse rischiano ancora oggi di sfociare nell’intolleranza più completa provocando milioni di morti.

Oggi più che mai la nostra società è proiettata nel futuro e questo facilita la perdita del passato, e dunque, della memoria. Ma perdere la memoria significa perdere la propria identità. Dunque se una comunità, una nazione, un popolo perde la memoria, ha perso la sua identità, non sa più chi è, non sa più dove va e cosa fa. E a quel punto quanto sarebbe facile per questo “popolo smemorato” ricadere negli errori del passato!

Non cediamo all’oblìo e all’indifferenza, ma conserviamo sempre la coscienza delle cose che avvengono intorno a noi! Se il nazismo ha sterminato milioni di persone è stato anche grazie all’indifferenza e alla mancanza di reazioni da parte della gente!

Alessia Curcio

Morto Zygmunt Bauman inventore della Società Liquida


ytyE’ morto oggi a Leeds il Sociologo e Filosofo polacco Zygmunt Bauman. Aveva 91 anni, ed era nato a Poznan il 19 novembre 1925. La notizia è stata data dalla Gazeta Wyborcza. Di origini ebraiche, Bauman si salvò dalla persecuzione nazista scappando in Unione Sovietica nel 1939, dove si avvicinò all’ideologia marxista e arruolandosi in un corpo di volontari per combattere contro i nazisti. Finita la guerra, tornò nel suo Paese e iniziò a studiare Sociologia all’Università di Varsavia dove si laureò in pochi anni. Nel 1968 però fu costretto di nuovo a emigrare in seguito a un’epurazione antisemita messa in atto dal governo polacco e si rifugiò prima in Israele, dove aveva insegnato all’Università di Tel Aviv, poi in Gran Bretagna dove, dal 1971 al 1990, è stato Professore di Sociologia all’Università di Leeds, di cui era diventato professore emerito.

Nel 1998 aveva ricevuto il Premio Theodor W. Adorno della città di Francoforte e nel 2010 gli era stato assegnato, con Alain Touraine, il Premio «Príncipe de Asturias». Sempre nel 2010 era stato fondato in suo onore il «Bauman Institute» presso la Scuola di Sociologia e Politica Sociale dell’Università di Leeds. Tra i suoi lavori più recenti: Modernità liquida (2000), Amore liquido (2003), Vite di scarto (2004), Paura liquida (2006), L’etica in un mondo di consumatori (2008), Cose che abbiamo in comune (2010), Danni collaterali (2011), La scienza della libertà. A cosa serve la sociologia? (2013), Stato di crisi (con C. Bordoni, 2015), Stranieri alle porte (2016).

Bauman è stato uno dei più acuti osservatori della modernità, autore tra l’altro del concetto di «società liquida», efficace allegoria della condizione attuale, in cui regnano l’incertezza e l’individualismo. Secondo il Sociologo, infatti, il tessuto della società contemporanea (sociale e politico) è “liquido”, cioè sfuggente ad ogni categorizzazione del secolo scorso e quindi inafferrabile. Questo a causa della globalizzazione, del consumismo, del crollo delle ideologie che nella postmodernità hanno causato uno smarrimento dell’individuo e quindi la sua esposizione violenta ai cambiamenti della società contemporanea dell’incertezza, che spesso hanno portato a omologazioni collettive per esorcizzare la “solitudine del cittadino globale”, come recita uno dei suoi testi più celebri.

Il mondo di oggi, definito anche postmoderno o tardo moderno, frutto della globalizzazione, non ha né la struttura, né la solidità di un tempo. Le nuove forme di produzione e di rapporti umani sono anonime, liquide, mutevoli, effimere. L’individualismo sfrenato che emerge con la crisi delle comunità, rende fragili i contorni della società e la trasforma, appunto, in una entità liquida.

Bauman in un certo senso ha ribaltato il concetto tradizionale di Sociologia: l’uomo e la società non sono più soggetti passivi, finalizzati ad un’indagine statistica, ma attori la cui conoscenza permette di fare scelte consapevoli. La sua è una Sociologia libera da condizionamenti politici, con la capacità di farsi critica senza pregiudicare l’obiettività. Il Sociologo resta sempre un imparziale osservatore della realtà, anche di quegli aspetti che non sono visibili in superficie. La sua utilità universale è proprio quella di spiegare il presente. Per questo la Sociologia formulata da Bauman è pervasa di umanità, si avvicina alla vita vissuta, alle esperienze individuali che, nel loro insieme assumono una valenza sociale.

Tema a lui molto caro era anche il rapporto con “l’altro” e dunque anche con lo straniero. Soprattutto durante le ultime crisi migratorie che hanno coinvolto l’Europa dopo le primavere arabe e la guerra civile in Siria, Bauman è stato sempre in prima linea a favore dell’accoglienza dei profughi e dei migranti scappati dagli orrori delle guerre. “Detestava la nuova Europa dei muri e del razzismo, nuova perversione della società contemporanea spaventata dalla perdita di un benessere fragile e anonimo e preda di un demone della paura sempre più ingombrante”.

Una delle ultime apparizioni pubbliche in Italia di Bauman è stata ad Assisi lo scorso settembre nell’ambito di un incontro interreligioso per la pace organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dai frati della località umbra, dove tra l’altro era presente anche Papa Francesco. Anche allora, Bauman parlò della necessità del “dialogo” come la via per l’integrazione tra i popoli.

Arrivederci Professore per me Lei resterà sempre un “solido” punto fermo! RIP!

Alessia Curcio

Benvenuto Dicembre


Una piccola dedica per Voi Amici in questa fredda giornata di inizio Dicembre!

hellodecember
Sera di neve

Getta via la tua oscurità e sarai ricco.
Come una sera dopo la neve.
Il campo è ricco, e la brughiera,
ovunque aghi di pino,
e le case sono ricche, sicure, per la vita e il calore.

La terra addormentata conosce il proprio splendore.
Le sopracciglia brinate del cielo sono piene di stelle.

Olav H. Hauge

Basta violenza sulle donne… cambiamo mentalità


25-novembre-giornata-internazionale-contOggi, 25 novembre, in tutto il mondo si celebra la Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne. La giornata è stata istituita dall’Onu nel 1999 per ricordare il brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, torturate e massacrate nel 1960 perché considerate rivoluzionarie, nella Repubblica dominicana del dittatore Trujillo.

Vedete, purtroppo è la nostra cultura che nel corso del tempo ha creato, sostenuto e promosso stereotipi e modelli discriminanti, che sono alla base della violenza e della sopraffazione di un sesso sull’altro. Perpetuare gli stereotipi di inferiorità e di vulnerabilità della donna continuerà ad alimentare ancora la spirale della violenza. L’unico modo per salvare il nostro Paese sarà l’introduzione di una educazione mirata che porterà l’individuo (donna e uomo) , sin dai suoi primi anni di vita, ad assimilare il concetto di “parità dei sessi”.  E’ proprio durante l’infanzia e l’adolescenza che si può intervenire per agire sulla formazione di modelli discriminanti.

Ho trovato molto illuminante l’analisi dell’Antropologa Cristina Papa contro la violenza sulle donne che ha fornito tre tipologie di spiegazione teorica rispetto alla violenza e alle sue cause:

  1. la prima tipologia è naturalista e giustificazionista. Le cause delle violenze sarebbero legate a disturbi psicologici dell’uomo, a fattori di devianza in generale, al contesto di vita degradato e marginale dell’attore sociale.
  2. La seconda è di tipo storico e sociologico.  Ad esempio, gli storici anglosassoni dei men’s studies hanno evidenziato come la nascita della “mascolinità moderna“, con il corollario della difesa dell’onore e la complicità tra uomini, sia da porsi in relazione con l’affermarsi dell’imperialismo, del capitalismo e del razzismo. Un modello questo di mascolinità che escludeva non solo gli uomini “altri” (primitivi, neri, omosessuali), ma anche chi uomo non era, le donne. Alcune analisi culturali si soffermano, dall’altra parte a descrivere la crisi del modello tradizionale di mascolinità prodotto dalle trasformazioni sociali e dalle nuove modalità di vivere il rapporto tra i sessi da parte delle donne. La violenza sarebbe il risultato di una crisi maschile, gli uomini reagirebbero in maniera violenta proprio perché sfugge loro il controllo della relazione, che non esercitano più con l’autorità tradizionale. Le analisi storico-sociologiche, non riescono però a spiegare l’estensione e la ripetizione del fenomeno in sistemi e contesti culturali diversi.
  3. La terza è di tipo strutturale e sistemico ed è legata alla struttura patriarcale della società, slegata dai singoli contesti storici o a specifiche ragioni socioculturali. Il modello tradizionale di mascolinità, in questo caso, fa riferimento a pretese leggi naturali, ed è stato storicamente costruito intorno ai concetti di potere, lavoro produttivo, successo economico, aggressività, omofobia, e subordinazione delle donne.

Ma perchè gli uomini uccidono le donne? Perché dietro al femminicidio c’è la violenza di genere, c’è l’idea di possesso, c’è l’incapacità dell’uomo di accettare la donna come soggetto autonomo. Il modello patriarcale ha sempre considerato la donna in relazione al “ruolo”, e cioè alla cura, alla procreazione, alla funzione sessuale, e l’ha vista sempre come oggetto anziché come soggetto emancipato. Il femminicidio quindi, come la violenza di genere, è un fenomeno culturale, e per combatterlo è necessario sconfiggere la mentalità patriarcale che vuole la donna legata a ruoli tradizionali e la concepisce come corpo violabile. Ecco perchè all’interno di un tale contesto di squilibrio di potere, l’uomo, soprattutto quello che ha una relazione più stretta con la donna, si sente in diritto di maltrattarla, violarla fino ad ucciderla.

Se le Istituzioni sociali continueranno a non condannare in maniera esemplare queste condotte abominevoli, la violenza continuerà a diffondersi. Ma non vi siete chiesti come mai al di là dei vari numeri di uccisioni di donne, il fenomeno della violenza non si indaga, non si studia come si dovrebbe e a livello pubblico non si predispongono strumenti per combatterlo e prevenirlo?

Quello che mi auguro per l’immediato è che le donne trovino il coraggio di abbandonare la maschera di accondiscendenza imposta da questa cultura così antiquata e che denuncino i loro carnefici per difendere se stesse e la loro libertà…

In attesa che vengano implementati nelle scuole nuovi modelli educativi e che tutti, uomini e donne, Chiesa e Istituzioni riflettano, perchè la responsabilità è di ognuno di noi se le cose in una società non vanno bene o non cambiano, chiudo con una mia riflessione: “sarebbe molto bello se femminilità e mascolinità fossero solo qualità, piuttosto che categorie di persone”!

#noallaviolenzasulledonne

Alessia Curcio

Memory di Filippo Parisi, viaggio nel mondo della Poesia


copertina-memory-1Adoro la poesia e quindi quando ho ricevuto la proposta di lettura dell’opera di Filippo Parisi, intitolata “Memory“, non ho saputo resistere e ho iniziato subito a leggere le prime righe di questa raccolta e poi ancora ed ancora, gustandomi ogni singolo verso fino alla fine. Ora sono qui a scrivere questa recensione sperando di riuscire a trasmettervi la profondità, le sensazioni e soprattutto il messaggio delle sue riflessioni.

Ma veniamo a qualche breve cenno sulla vita di Filippo Parisi. Nasce a Colonia nel 1980 da una famiglia di emigrati. In giovane età si trasferisce a Palermo. Intraprende un breve percorso politico ricoprendo la carica di segretario di una sezione dell’hinterland palermitano. Ben presto però abbandona la politica in favore di un percorso artistico dedicandosi al cinema e alle scritture di diverse sceneggiature. La prima edizione di “Memory” è del Giugno 2014, Edizioni Montag, Collana “Le Chimere”. Dopo la pubblicazione di Memory lascia l’Italia. Attualmente vive in Svizzera.

Le 25 poesie che compongono questa raccolta di Filippo Parisi ci portano in un mondo sospeso, tra l’intimismo delle sue riflessioni autentiche e a volte anche pungenti e l’incanto di un’umanità segnata dalle sue meraviglie, ma anche dalle sue debolezze.

Sul limite dell’esplorazione del proprio io, ai confini tra inconscio e vita vissuta, si sviluppano i versi di questa silloge che perlustra intimamente l’animo dell’autore. Versi dedicati a sé stesso, a sogni e speranze, ma anche a luoghi, a persone che ha incontrato, e agli stessi lettori che possono tranquillamente immedesimarsi con facilità in questi passaggi così fluidi, significativi, ma soprattutto sentiti di un vita che dal punto di vista esperenziale potrebbe essere simile a quella di molti di noi.

Una grandissima forza comunicativa quella di Filippo Parisi che si estrinseca nella purezza e scorrevolezza dei suoi componimenti. La sua poesia, ispirata da pensieri ed emozioni, traduce quello che il Poeta sente e pensa in modo eloquente e penetrante. I temi trattati sono la manifestazione del suo mondo interiore e il senso delle sue esperienze emotive, psicologiche e memoriali; vanno dall’amore deluso, dalla sofferenza, dalle insicurezze, dalla malinconia, all’importanza del tempo, delle scelte fino alla voglia di viaggiare, di provare nuove sensazioni perchè ricordiamoci ogni esperienza dell’uomo suscita emozioni, sentimenti e riflessioni.

Come diceva George R. R. Martin, ne “Il battello del delirio” del 1982: “la bellezza della poesia risiede nel modo in cui le parole vengono composte, in cui si armonizzano, i ritmi, le immagini che evocano, le rime, la musicalità delle strofe… il loro mero suono. […] Un uomo potrebbe esprimere i propri sentimenti in maniera diretta, efficace e concisa, ma se quello stesso uomo esprime i propri sentimenti in rime, versi e con parole altisonanti, riesce a sublimare i propri pensieri rendendoli arte, e si eleva a rango di poeta“.

Vi riporto un estratto della mia poesia preferita intitolata “La passione è peggio di una pugnalata”:

Interrogo le stelle:
dove mi porterà la vita?
Intanto la più luminosa delle stelle
s’è spenta in una scia di punti interrogativi.

Sono un guerriero,
ho combattuto battaglie: talune vinte
perse tal altre.

I guerrieri combattono per il bene della gente.
Da oggi sarò un mercenario che lotta per se stesso,
il campo di battaglia mi conceda una morte ardimentosa.

Sarò mai un grande uomo?

L’amore mi ha tolto il respiro
nell’aria già densa di smog,
ed io tratterrò il fiato per conservare l’aria buona,
per non soffocare.
Sarai sempre nei miei pensieri, amore.

Grazie a Filippo Parisi che ha saputo accompagnarci in questo viaggio tra voli della memoria e esplorazione di nuovi possibili scenari!

Alessia Curcio

Un omaggio ad Alda Merini


Stasera volevo rendere omaggio ad Alda Merini, grandissima poetessa, aforista e scrittrice italiana, nata a Milano il 21 marzo 1931 e morta a Milano il 1 novembre 2009.

“Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni”

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“In fondo, in questa vita, nessuno viene mai capito veramente”
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“L’uomo è sempre più vicino all’amore che alla fortuna”.
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Storie in cucina. Racconti e ricette dello Chef Stefano Intraligi


storie-di-cucina-racconti-e-ricette-dello-chef-stefano-intraligiCosa ho provato dopo aver letto il libro del quale vi parlerò oggi? Una bella dose di allegria, energia da vendere, ma soprattutto una gran voglia di cimentarsi in nuovi progetti e perchè no anche di avvicinarsi al mondo della cucina. Questa è stata la mia sensazione certo, ma devo dire che ho una positività addosso tale che non posso non condividerla con tutti voi. Sto parlando del testo “Storie in cucina – Racconti e ricette dello Chef Stefano Intraligi” edito dalla Edizioni Progetto Cultura e raccontato dalla Scrittrice Federica Giannone. Questo testo viaggia su un doppio filone/binario, quello del romanzo e quello del libro di ricette.

E’ un romanzo perchè racconta della realizzazione di un sogno, quello dello Chef Stefano Intraligi, da sempre appassionato di cucina, fin da piccolo, quando con sua Nonna Iside e sua Zia Nanna “impastava e pasticciava in cucina” e quando con Nonno Antonio, (uno degli Chef di Casa Savoia e Capo Chef di un prestigioso Ristorante nel centro di Roma), riceveva i primi rudimenti dell’arte culinaria, fino ad arrivare a gestire, all’età di 35 anni, a Roma, una Scuola di Cucina e un Salotto Culinario. Un romanzo fatto di racconti divertenti dei vari personaggi che hanno popolato le due Scuole di Cucina, una in Via Pisa e l’altra in Via Scirè (la prima delle quali chiusa quest’anno perchè troppo piccola per contenere un numero di studenti sempre crescente e che ha lasciato spazio al secondo progetto di Stefano, il Salotto Culinario inaugurato di recente) con tanto di incursioni autobiografiche sullo Chef.

Di strada Stefano negli anni ne ha fatta davvero tanta, si è sempre documentato, ha studiato sulle antiche ricette di suo Nonno Antonio, sui testi di cucina di Colleghi illustri italiani e stranieri, ha seguito diversi corsi di cucina per diventare Cuoco e poi ha fatto il grande salto, direi tra le onde di un mare (non a caso Stefano è anche un Surfista) così pieno di tante altre persone con il suo stesso sogno, ma dai quali si è distinto, perchè è riuscito a diversificare il suo sapere e con grande umiltà è riuscito a trasferire le sue conoscenze e la sua grande passione a migliaia di studenti che sono passati nella sua Scuola di Cucina.

All’inizio quando ha deciso di aprire una Scuola di Cucina amatoriale la maggior parte dei suoi parenti e degli amici l’hanno considerato un “matto” perchè aveva lasciato un lavoro fisso come Ingegnere per rincorrere il suo sogno di bambino. Detta così sembra una di quelle storie che si vedono solo al cinema e invece Stefano, proprio nella realtà, ce l’ha fatta. Certo non sono mancati i sacrifici, i tanti lavori svolti prima dell’apertura della sua Scuola (PR nei locali, Chef a domicilio, Tassista), i soldi e le energie investite, ma grazie alla fortuna di avere incontrato un Socio fidato (Vincenzo) e dei validi collaboratori e con la sua ostinatezza è riuscito dove altri magari non hanno avuto il coraggio di imbarcarsi. La sua storia insegna che veramente se uno crede ardentemente nei suoi sogni con la tenacia, l’impegno e la perseveranza può realizzare qualsiasi cosa. Una frase del libro che mi ha particolarmente colpita è stata: “L’avrete sentito mille volte e anche io non ci credevo finché non l’ho sperimentato sulla mia pelle, ma ormai sono fermamente convinto che non bisognerebbe mai smettere di immaginare la piega migliore che potreste dare alla vostra vita e così qualunque sia il vostro sogno non imprigionatelo in un cassetto, non lo merita. Nè lui, tantomeno voi“. Ho voluto riportarvi questa frase perchè le sue parole regalano speranza, audacia e fiducia, valori che nella società moderna sembrano sopiti e l’esempio di Stefano dimostra che in qualsiasi momento delle nostre vite possiamo svegliarci e accendere quel fuoco che abbiamo dentro.

Oltre ad essere un romanzo, il testo è anche un prezioso e pratico libro di ricette, perchè tra un capitolo e l’altro possiamo gustare le ricette sfiziosissime di piatti dolci e salati elaborate dallo Chef proprio per i suoi Corsi di Cucina e messe a disposizione anche per i lettori di questo libro. Lo Chef Stefano ha partecipato anche ad un provino per una celebre trasmissione televisiva sulla RAI, la Prova del Cuoco, e il libro in realtà parte proprio da questo, ma non voglio svelarvi altro…

Se vi ho incuriosito non lasciatevi sfuggire “STORIE IN CUCINA – Racconti e Ricette dello Chef Stefano Intraligi, perchè vi fareste un doppio regalo che fa bene al cuore, visto che di storie positive di chi ha tirato fuori il suo sogno dal cassetto e l’ha realizzato ce n’è davvero bisogno e anche allo stomaco, visto che le ricette riportate nel libro sono scritte così bene che potreste rifarle tranquillamente a casa vostra.

Se poi oltre ad avervi incuriosito, vi ho fatto anche venire la voglia di imparare le ricette dello Chef Stefano dal vivo e di fare nuove amicizie durante le lezioni dei corsi di cucina o negli eventi del Salotto Culinario, non vi resta che passare nella sua Scuola di Cucina “Due Cuochi per Amici”, in Via Scirè 19 e nel Salotto Culinario, in Via Scirè 20, a Roma.

Alessia Curcio

Tre frammenti di Ugo Foscolo


Ogni tanto mi capita di leggere di campagne lanciate su Twitter con tanto di hashtag (l’hashtag è il famoso simbolo del cancelletto # associato ad una o più parole chiave per facilitare le ricerche tematiche in un blog o in un social network), dedicate ai diversi rappresentanti della cultura italiana e internazionale, che possono essere Poeti, Scrittori e Letterati. In questi giorni il mio account su Twitter Casa degli Scrittori è stato coinvolto dall’hashtag  nella settimana dedicata alle opere di Ugo Foscolo. Così cosa ho fatto? Mi sono messa un po’ a cercare tra i miei vecchi libri di scuola qualche citazione che entrasse nei 140 caratteri dei post di Twitter e poi ho associato delle immagini di quadri famosi.

Giusto due parole su Ugo Foscolo. Era nato a Zante da madre greca e padre veneziano nel 1778. Dopo la morte del Padre si era trasferito con la Madre e i fratelli a Venezia. L’arrivo di Napoleone in Italia e le sue vittorie avevano entusiasmato il poeta che si arruolò a Bologna nei cacciatori a cavallo della nuova Repubblica Cisalpina. Ben presto però rimase deluso dalla politica di Napoleone. Con il trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) e la cessione di Venezia all’Austria svanì il sogno politico e Foscolo si trasferì a Milano. Nel 1798 Foscolo si trovava a Bologna dove iniziò la stesura del suo romanzo “Ultime lettere di Jacopo Ortis” che pubblicherà nel 1802. Dopo la sconfitta di Napoleone nel 1814 Foscolo scelse l’esilio piuttosto che la fedeltà al nuovo regime. Dopo una breve tappa a Zurigo si stabilì a Londra nel 1816 dove morirà in estrema miseria nel 1827.

Formatosi sulla base delle dottrine illuministiche aveva aderito ai principi del materialismo scientifico che individuava la verità nella ragione, base indispensabile per la scienza. Ma in Foscolo esistevano anche sentimenti, passioni e un ansia di conoscenza circa il rapporto tra uomo e natura, e tra finito e infinito.

La visione materialistica della realtà lo portava a considerare l’uomo come prigioniero della materia, il quale, compiuto il suo ciclo vitale, piombava con la morte nel nulla eterno, come un qualsiasi animale o una qualsiasi pianta, dopo una lunga catena di sofferenze senza senso. Tuttavia, il Foscolo era riuscito a superare tale pessimismo creandosi una nuova fede basata su valori universali che davano un significato alla vita dell’uomo. Questi valori universali erano la bellezza, l’amore, la libertà, la poesia e la gloria.

Un’esistenza vissuta quindi con l’eterna lotta tra ragione e cuore perché da una parte c’era la ragione che gli diceva chi suoi ideali (rivoluzionari) non si sarebbero mai realizzati e dall’altra il cuore che lo esortava a continuare a credere in quegli ideali su cui si era formato.

Questi sono i tre frammenti che mi hanno colpito:

1) In tutti i paesi ho veduto gli uomini sempre di tre sorta: i pochi che comandano; l’universalità che serve; e i molti che brigano“.

Quadro: Piramide del sistema capitalistico

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2) “Coloro che non furono mai sventurati, non sono degni della loro felicità”.

Quadro: Ballo a Bougival di Renoir

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3) “Noi chiamiamo pomposamente virtù tutte quelle azioni che giovano alla sicurezza di chi comanda e alla paura di chi serve”.

Quadro: Il Trionfo della Virtù di Mantegna

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